Tu sei raccolta nel profumo dolciastro e fruttato del mio shampoo, nel rumore fastidioso delle bigbabol alla fragola che masticavi in continuazione. Di te mi è rimasto un desiderio irrealizzabile e la spinta per realizzarne molti altri -in parte inutili, in parte futili. 

Non credo di averti amata: ti ho desiderata molto -il mio corpo l’ha fatto. Ho amato il tuo modo di godere in silenzio, il modo speciale in cui ti coprivi la faccia dopo l’orgasmo. Ho amato il panorama delle tue gambe sottili mentre ti guardavo preparare il caffè, io ancora a letto e tu che biascicavi le parole di una canzone inglese senza capirci assolutamente niente. Ho amato il colore dei tuoi capelli lunghi al sole, ma anche l’idea un po’ confusa e volubile che diventavano una volta spenta la luce -loro, ma anche il tuo mento sfuggente, gli occhi un po’ troppo grandi, le labbra chiare.

Adesso amo molto il tuo ricordo, che mi viene a trovare di rado. E’ potente, mi sciacqua i pensieri qualche ora e poi sparisce per mesi interi: compare evocato dal profumo di pane fresco, dal rumore un po’ inquietante del vento invernale.

Non ti ho mai amata qui e ora.
Ti ho amata in anticipo e in ritardo, ma mai al momento giusto. Riesco perfino ad amare il rimpianto che ti porti dietro ora, insieme al sorriso storto e alla voce roca.

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